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Da circa due anni a questa parte la psicologia sovietica sembra avviarsi verso un graduale mutamento. Nelle riviste specializzate compaiono, per ora sporadicamente ma con crescente frequenza, lavori che riguardano la soggettività e la vita interiore, le motivazioni inconsce che sfuggono ai dettami della coscienza marxista, la riflessione sui modelli della struttura mentale che non sono basati sulla ricerca sperimentale, con una particolare attenzione alla teoria psicoanalitica. In questi scritti si avverte una forte aspirazione al superamento delle barriere ideologiche e burocratiche, e alla riconquista della libertà di giudizio rispetto a qualsiasi teoria, anche se in contrasto con l'impostazione culturale finora ufficialmente dominante. Il rinnovamento della psicologia sovietica, verosimilmente favorito dal clima generale di liberalizzazione prodotto dalla perestrojka, si manifesta, oltre che attraverso gli scritti, anche con la pubblicazione delle opere di Freud già in corso, che si spera non vada incontro al destino subito dalle centomila copie dei Tre saggi sulla sessualità, pubblicate nel 1988 e prontamente ritirate dalla circolazione: forse in questo caso si è trattato dell'ultimo strascico della repressione di stampo stalinista nei confronti della psicoanalisi. Recentemente alcuni psichiatri e psicologici sovietici hanno cominciato a partecipare a congressi psicoanalitici internazionali; a quello recentemente tenutosi a Roma lo scorso agosto sono intervenuti due psichiatri moscoviti, il prof. Belkin e un suo collaboratore, che hanno dichiarato l'intenzione di mantenere i contatti con gli psicoanalisti italiani. Di Belkin uscirà fra poco in Italia un libro nella traduzione di A. Angelini presso la Casa editrice Liguori di Napoli.
La psicoanalisi era stata accolta in Russia con grande favore negli ambienti