You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Signore e signori,
care colleghe, cari colleghi,
sono lieto di potervi presentare oggi colui che, a quanto mi risulti, è il primo uomo incinto nella storia delle arti figurative da prendere sul serio. È stato battezzato col nome di Oreste, ha 37 anni e viene da Conflenti Superiore, Calabria, vale a dire dal profondo Mezzogiorno d'Italia. Sua madre è un mio amico, l'artista-operaio Enzo Butera, il padre è ignoto. Spero che vogliate chiudere un occhio al riguardo, in fondo la paternità è sempre insicura, come già si legge nel Codice Napoleonico, pater semper incertus: il padre è sempre insicuro… ehm, incerto. Traggo questi dati biografici da un telex stampa del primo novembre 1983, inviato da un gruppo di «familiari in pena», dopo che Oreste era stato trattenuto dalla finanza al confine:
Comunicato urgente: il primo uomo incinto di cui si abbia notizia (Oreste, di 37 anni) di Conflenti Superiore, Calabria, Italia, è stato arrestato ieri, lunedì 31 ottobre 1983 alle ore 17 al posto di frontiera italo-svizzera a Chiasso. Da quel momento, egli viene trattenuto in condizioni degradanti nel deposito doganale franco. Protestiamo contro questa flagrante violazione dei più elementari diritti umani, e chiediamo parità di diritti anche per gli uomini incinti.
Oltre a me, i firmatari erano: «I genitori e i fratelli in pena: Enzo Butera, Katherine Petersen, Luciana Rotter-Butera, Stefan Dietrich». Interessanti le reazioni della stampa: mentre una giornalista ha imprecato furente