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Di buone intenzioni, così come la strada che conduce all'inferno, è lastricata anche quella che la giornalista inglese Marjorie Wallace percorre per presentare al lettore l'interessante storia delle gemelle nere June e Jennifer Gibson, per descrivere la quasi incredibile serie delle peripezie loro occorse. Ma le buone
intenzioni, si sa, non bastano, e seppur non all'inferno, l'autrice non riesce però neanche a condurci nel paradiso dell'obiettività di informazione o della scientificità di procedimento. La Wallace nel 1982 ha come per caso messo l'occhio sul processo riguardante le due gemelle «mute», resesi autrici di una serie di incendi dolosi e di furti e condannate all'internamento a tempo indeterminato nel più duro manicomio criminale inglese. Appassionatasi ai loro destini e desiderosa di saperne di più, è quindi venuta a contatto con l'enorme mole di materiale scritto prodotto dalle gemelle, sotto forma di diari, romanzi, racconti e resoconti di ogni tipo. Il libro consiste di fatto in una minuziosa descrizione della vita delle gemelle che non parlavano, in un'operazione nella quale l'autrice si schiera a corpo morto a fianco delle sfortunate sorelle contro, si può dire, il resto del mondo, e nella quale cerca di dimostrare in modo insindacabile l'iniquità del giudizio e della condanna che esse hanno ricevuto. I punti sui quali la Wallace si appoggia per condurre la sua crociata consistono fondamentalmente nel tentativo di minimizzare la psicopatologia di cui soffrivano le gemelle, talvolta quasi negandola; l'autrice opera poi una vera e propria demonizzazione, pur nascosta fra le righe di un formalismo esteriore, degli psichiatri che sono venuti a contatto col caso e cogli annessi problemi di gestione delle due gemelle. Ora, la Storia ha messo in crisi e demolito edifici teorici e istituzioni ben più possenti della psichiatria, e l'operazione in sé è senz'altro lecita, talvolta meritoria; certo che per condurla sarebbe forse meglio conoscere un po’ più a f