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A differenza della medicina, la psichiatria si è sviluppata senza un adeguato studio dell'uomo sano ed in particolare della variazione degli stati di esperienza dell'uomo «normale» nella vita quotidiana reale. È venuto così a mancare alla psichiatria l'apporto che nella scienza medica la fisiologia ha dato alla patologia. D'altra parte, il compito di studiare lo stato di coscienza normale dell'uomo dovrebbe spettare alla psicologia. Tale disciplina si pone teoreticamente nei confronti della psichiatria esattamente come la fisiologia nei confronti della patologia. La psicologia stessa, tuttavia, non ha sviluppato a sufficienza lo studio dello stato di coscienza dell'uomo «normale» nella sua vita quotidiana reale, né le fluttuazioni nel tempo di questo stato di coscienza da condizioni «ottimali» a condizioni «pessimali» o di rischio. In sintesi, alla grande quantità di studi che descrivono fin nei minimi particolari lo stato di esperienza dell'uomo affetto da patologie più o meno gravi, non corrisponde un'altrettanto dettagliata analisi dello stato esperienziale del sano nel fluire della vita reale. Due problemi fondamentali hanno ritardato la conoscenza dello stato esperienziale dell'uomo sano e delle continue variazioni del suo stato di coscienza nel tempo: 1) una carenza teoretica, ovvero la mancanza di una teoria sistematica della «esperienza ottimale» che possa essere paragonata alla funzionalità ottimale della fisiologia dell'organismo; 2) una carenza metodologica; in altri termini la mancanza della messa a punto di un metodo di misurazione che permetta di sondare nella vita quotidiana reale il fluttuare dell'esperienza nel tempo.