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Se cerchiamo in un dizionario etimologico della lingua italiana (1) il sostantivo femminile ipocrisia e quindi l'aggettivo ipocrita, vi troviamo, per quanto riguarda il primo, la definizione prevalentemente negativa «capacità di simulare sentimenti lodevoli allo scopo di ingannare qualcuno per ottenerne la simpatia o i favori». Analogamente, per l'aggettivo ipocrita, oltre alla definizione «che rivela ipocrisia», troviamo la precisazione «che agisce simulando doti e virtù che non possiede». In ambedue i casi è indicato, giustamente, l'atto, però in quest'ultima precisazione è possibile osservare, oltre al definitivo scivolamento linguistico subìto dal termine, che comporta un altrettanto definitivo tramontato della componente oggettivamente isolabile «giudico» «discerno» (dal greco krinein e hypokrinesthai, giudicare da sotto) l'abbandono del significato di finalità utilitaristica, ben chiaro nella definizione del termine ipocrisia. Tutto questo mi sembra interessante, perché in tal modo il dizionario ci mette al corrente dell'ulteriore scadimento di un significato e del suo uso, proprio nel senso dello scivolamento dei linguaggi e dei loro paradigmi iniziali. La parola, la funzione della parola, è scivolata in una zona di sottovalore, arrestandosi sul fondale che la costringe a significare, ormai, una certa qualità del soggetto. Molte cause, soprattutto culturali, possono aver influito su queste significazioni, mentre l'atto del soggetto, cui prima si è accennato, sembra voler cedere il passo a una modalità del sentire di tutta la persona, definitivamente condizionata dalle nuove linee culturali.
Nel Dizionario Zingarelli dell'undicesima edizione Zanichelli, invece la parola greca hypokrités è data immediatamente dopo la voce in esame, in quanto è posto in rilievo, dei termini ipocrita, ipocrisia, il significato