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Il tema della ricerca in psichiatria va proposto nella sua accezione di indagine o di operazione che permette di assumere dati e di occasione di riflessione sulla pratica concreta per ri-pensare e ri-proporre la ricerca sulle nostre certezze relative. Questo contributo è preliminare ad una ricerca da compiere, nei Servizi, sul tema «schizofrenia». Il ripensamentq riguarda un tema complesso che, per le variabili implicate, può produrre anche condizioni di disaccordo assoluto, ma sul versante positivo è una spinta verso il confronto. Propongo l'analisi di due affermazioni:
la schizofrenia è una malattia cronica, che non guarisce tanto facilmente o che, forse, non guarisce mai (o che non siamo ancora «capaci di guarire»);
per larga parte i pazienti schizofrenici vengono trattati nei Servizi, anche perché le agenzie private, in linea di massima, preferiscono non occuparsene, o non sono organizzate in modo da occuparsene se non in forma esclusivamente custodialistica. I Servizi quindi sono diventati in assoluto un terreno privilegiato di osservazione: costituiscono il luogo di interazione malattia/terapia o tentativi di terapia: il luogo del trattamento o anche del «mal-trattamento».
Prendiamo in esame le implicazioni di queste affermazioni. Sul piano conoscitivo, la carenza di analisi dei limiti delle nostre prestazioni fa correre il rischio di addebitare alla psicosi schizofrenica responsabilità aggiuntive sul versante della cronicità. I Servizi di comunità potrebbero ripercorrere un errore che si è già avverato in passato: la schizofrenia si è vista addebitare molte responsabilità che si sono rivelate a carico