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La scienza cognitiva, cioè la scienza che studia i sistemi intelligenti e il modo in cui essi interagiscono col proprio ambiente, è una disciplina giovane - appena diventata maggiorenne - e per molti versi ancora in cerca di identità. I suoi fondamenti teorici, infatti, la caratterizzazione del suo oggetto, la sua stessa esistenza sono tuttora fonte di discussioni e dibattiti accesi perfino fra i ricercatori che la praticano, per non parlare delle più che diffuse resistenze del mondo accademico e delle istituzioni. A tutti i critici e gli scettici che dubitano della praticabilità dell'approccio interdisciplinare della scienza cognitiva, della sua fruttuosità teorica e delle sue possibilità di ricaduta pratica credo che occorrerebbe raccomandare la lettura di quattro libri (l'ordine è quello alfabetico del nome degli autori): La mente modulare di J.A. Fodor, Modelli mentali di P.N. Johnson-Laird, Parallel Distributed Processing di D.E. Rumelhart, J.L. McClelland e il Pdp Research Group e From Neuropsychology to Mental Structure di T. Shallice.
Nell'ambito delle scienze cognitive, non diversamente da quanto accade in altri settori, vengono pubblicati talmente tanti libri che spesso la loro uscita corre il rischio di passare inosservata. Inoltre le cose più nuove e originali del settore tendono ad apparire come articoli su riviste specializzate, mentre i libri di solito finiscono con l'essere esposizioni e sistematizzazioni di idee già note, che hanno più valore didattico che non il sapore della originalità. Non è così, però, nel caso di questi quattro libri. Sul piano metodologico essi assumono un