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Immaginate di esservi smarriti nel dedalo di vicoletti della Casbah di una città araba, e figuratevi il sollievo che potrebbe derivarvi dal fatto che qualcuno, gentilmente, vi fornisse una mappa della zona in cui vi trovate, coi nomi delle strade chiaramente stampati nei familiari caratteri romani; dopo aver compiuto questa operazione di fantasia, vi siete fatti un'idea del tipo di sensazione che il libro di cui Rothstein ha curato l'edizione è in grado di far provare al lettore.
Modelli della mente è il puntuale resoconto degli interventi tenuti da svariati autori nell'ambito di uno dei Workshops che la American Psychoanalytic Association, dal 1979, organizza con regolarità per i propri iscritti. Nel workshop dal quale è scaturito questo lavoro, veniva per l'appunto fatto oggetto di dibattito lo stato attuale del problema delle teorie in voga in ambito psicoanalitico e delle teorie della tecnica che da esse derivano. Per dirimere questa vexata quaestio sono intervenuti 6 autori, ognuno dei quali si è fatto sostenitore e propagandista del sistema teorico da lui usato; ad altri, e precisamente Cooper, Sandler e Rothstein, è stato invece assegnato l'incarico di cercare di tenere i fili della discussione e di segnalare le eventuali direttrici comuni che emergevano dai differenti punti di vista.
I nomi degli autori chiamati a intervenire sono garanzia del livello alto a cui la discussione si è dipanata. Jacob Arlow si è fatto paladino del modello strutturale, da lui a tutt'oggi ritenuto il modello centrale e insostituibile su cui deve fondarsi qualsiasi teorizzazione in campo psicoanalitico. Per Arlow questo aspetto è così fondamentale che egli ritiene tutti gli altri modelli che hanno visto progressivamente la luce, dei semplici tentativi, spesso non necessari, di completamento o di precisazione dell'originario modello freudiano.
A Hanna Segai è spettato il compito di presentare il modello kleiniano, che questa autrice ha voluto da subito estendere in un modello che ella