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Il titolo del libro ne è la tesi: la psichiatria è un pregiudizio. La tesi viene documentata con una serrata esposizione di dati, le esperienze che Antonucci ha raccolto nella propria trafila attraverso diverse istituzioni psichiatriche, da Cividale a Gorizia, Reggio Emilia, Imola. Le osservazioni e considerazioni personali sono inframmezzate da citazioni letterarie e di vita vissuta che permettono di intravvedere la profonda riflessione umana ed esistenziale che sottostà alla tesi del libro. Nel cap. 6 sono riportate alcune cartelle cliniche in stridente contrasto con l'opera di «liberazione» attuata successivamente. Seguono altre documentazioni tra cui l'uso della psichiatria nelle persecuzioni, non solo in Urss, ma nella nostra Italia odierna. La prefazione è di Thomas Szasz, il noto antipsichiatra americano, di cui sono pubblicati in Italia tre volumi (Saggiatore, ; Feltrinelli, ; ). Nell'appendice B compare una conversazione tra Szasz e Piero Colacicchi, artista fiorentino, sulle esperienze di Antonucci. L'introduzione è di Giuseppe Gozzini, a suo tempo noto in Italia, per aver preso posizioni di assoluta avanguardia in ambito cattolico, sull'obiezione di coscienza, e successivamente intellettuale costantemente impegnato prima nei Quaderni rossi e successivamente nei movimenti di sinistra. L'appendice A riporta ampi stralci dell'esperimento di Rosenham teso a sapere se i «normali» siano o meno identificabili come «sani di mente» (Cfr. Laura Forti, a cura di, L'altra pazzia, Feltrinelli, ).
Si tratta di un libretto scandaloso, difficile proprio per la radicalità della posizione che Antonucci sostiene, che non cede niente al fascino della grande massa di studi che da ogni dove si moltiplicano. Sembra talvolta fare di ogni erba