You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Freud cominciò ad organizzare il «movimento psicoanalitico» come strumento di politica di potere col congresso di Norimberga del 1910. In questo modo egli cadde nel conflitto tra il mantenimento ed il consolidamento di quanto già raggiunto, da una parte, ed una sua revisione critica, dall'altra. A questo punto, all'interno della psicoanalisi comincia anche la lotta tra le componenti di essa che portano a rivoltarsi contro lo status quo e quelle che la legano ad esso (Cremerius, 1986).
Ovunque si faccia della politica di potere si addiviene ad una lotta per il potere. In campo psicoanalitico essa si estrinsecò, da una parte, come ribellione contro i rappresentanti del potere, in forma di movimenti di secessione, e dall'altra in termini del non tenere conto della resistenza portata contro determinati assunti teorici, e determinati concetti organizzativi della psicoanalisi stessa.
Furono gli allievi di Freud ad istituire il sistema di selezione come parte integrante del training. Tale sistema è contraddistinto da chiari segni di una concezione dell'ordine della politica di potere. Freud, da parte sua, non vi ha parte alcuna. Anzi, ancora di più - così come cercherò di mostrare - tale sistema è diametralmente opposto ai suoi assunti teorici di fondo (in questione sono le indicazioni da lui poste in tema di trattamento e prognostica psicoanalitiche), così come ai suoi concetti relativi a chi potesse diventare analista e chi no. L'introduzione