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In psichiatria, che l'etimologia vorrebbe cura della psiche, l'estrema complessità dell'«oggetto» d'indagine e la specificità del rapporto con il «soggetto» che indaga, rendono il concetto di diagnosi un problema complesso, controverso e aleatorio; esso inoltre sembra modificarsi con il procedere delle nostre conoscenze e il variare delle teorie del «disturbo mentale» - in questo senso esso appare anche un problema aperto. Ad ogni momento diverse teorie competono tra loro ed alcune finiscono con il prevalere sulle altre; ciò determina un particolare modo di concepire la diagnosi e informa differenti metodologie diagnostiche. Il concetto di diagnosi viene così riformulato via via che si trasformano le teorie del «disturbo mentale».
Uno studio sull'evoluzione o la trasformazione dei vari sistemi diagnostici dovrebbe allora ripercorrere l'intera storia delle idee e delle teorie in psichiatria. La situazione attuale, peraltro, appare già abbastanza complessa e singolare. Generalmente viene infatti riconosciuto che il sistema diagnostico dominante è il Dsm-III, un work in progress di cui recentemente è stata pubblicata la forma revisioned (Dsm-III-r), molto aumentata in volume ma del tutto immodificata nella filosofia di base che, come è noto, è fondata su un approccio «ateoretico» e «descrittivo» (Apa, 1980; 1987). Ciò potrebbe far pensare che nella psichiatria attuale, la teoria dominante è l'assenza di teoria e che la psichiatria ha raggiunto una posizione davvero invidiabile tra le varie scienze. Sappiamo infatti che ogni teoria è prima o poi destinata a logorarsi, a rivelare un volto ideologico o metafisico e che nel reliquiario del tempo non vi è in fondo molta differenza fra le teorie umorali e la demonologia. Sbarazzata di ogni