You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Questa sezione è aperta al contributo dei lettori e gli interventi non sono sottoposti al parere del comitato di lettura, per cui il loro livello qualitativo impegna esclusivamente gli autori.
I dattiloscritti non devono superare le 10.000 battute, corrispondenti a 3 pagine della rivista. Si prega di non ripetere argomentazioni già adoperate da altri autori, sintetizzando i riferimenti indispensabili per la comprensione del testo.
Per me, che lavoro in Intelligenza artificiale (IA) e mi interesso di psicologia, è stato un enorme piacere trovare, in una rivista come Psicoterapia e scienze umane, anche se nell'ambito delle recensioni (1), una discussione di problemi attinenti sia l'IA sia le sue connessioni con formulazioni di teorie della mente.
I motivi che mi spingono ad appropriarmi di parte dello spazio che si è così aperto sono due. Il primo è una certa sensazione difficilmente descrivibile (?) e forse non totalmente deducibile (?) dallo spirito delle recensioni, che ha evocato dentro di me una visione della scienza come mondo di soluzioni univoche, universalmente condivise. (E come potrebbe essere altrimenti visti i rigorosi criteri di validazione esistenti in essa?) Il secondo è il desiderio di dire la mia opinione rispetto alle connessioni fra sistemi di IA e teorie della mente umana.
Per quello che riguarda l'idea della scienza come mondo pacificato di risposte univoche, idea molto spesso fatta trapelare in modo subdolo dagli ambienti scientifici, voglio subito dire che essa è semplicemente errata. Con questo non intendo introdurre uno scetticismo di maniera sui risultati ottenuti nelle varie scienze,