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Il movimento di rinnovamento psichiatrico italiano attraversa una fase di crisi, sia per la diminuzione della spinta motivazionale ideologica degli operatori, sia per l'ascesa della “nuova” psichiatria biologica, peraltro non sorretta da reali scoperte operative. Si calcola che nei prossimi dieci anni è previsto un ricambio del personale di circa l'80%, per cui vi è il rischio che non si formino strutture di persistenza del capitale culturale acquisito dal movimento di psichiatria critica italiano. Si impone quindi l'esigenza che i servizi psichiatrici pubblici si facciano carico di progetti di formazione a vasto respiro che assicurino la circolazione della “cultura psichiatrica interpersonale”, anche per contrastare una concezione della psicoterapia verticale, parcellizzata e specialistica, di cui con tutta probabilità saranno portatori i nuovi quadri usciti dalle scuole di specializzazione in psicoterapia previste dalla legge 56/1989.