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Scopo di questa rubrica è quello di facilitare la verifica della coerenza tra prassi clinica e riferimento teorico in modo che una particolare attenzione alle eventuali modifiche tecniche al riferimento teorico dichiarato e ai parametri introdotti nella situazione clinica, possa evidenziare nodi teorici che richiedono una ulteriore elaborazione e/o una ulteriore sistemazione della teoria. La rubrica è costituita da:
presentazione di un trattamento o di una situazione clinica secondo lo schema che l'autore riterrà più opportuno ai fini di esplicare i propri riferimenti teorici (massimo 15 cartelle di 2.000 battute);
interventi dei curatori della rubrica o da essi sollecitati per la discussione del caso (massimo 5 cartelle di 2.000 battute);
contributi dei lettori e dibattito (massimo 3 cartelle di 2.000 battute).
Tutti i contributi vanno inviati in tre copie dattiloscritte.
Quando si commenta un caso clinico altrui si è sempre in una posizione di privilegio, perché più al di fuori dalle emozioni che acciecano. Detto questo, vorrei tuttavia aggiungere che leggendo l'interessante caso presentato da Paolo Migone sul n. 2/1990 della Rivista ho avuto la costante impressione di non