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Questo libro rappresenta uno sforzo interessante di costruire una teoria della mente e della psicoterapia a partire dalla tradizione cognitivista, e sicuramente spicca tra i libri usciti nel panorama editoriale recente. Scopo principale di questa mia recensione sarà quello di fare una rassegna delle idee guida di questo libro, e cercare di vedere se e fino a che punto esse sono nuove nella storia delle idee in psicoterapia. Quella che mi interessa è la novità o meno dei concetti al di là delle differenze terminologiche, cioé la presenza di equivalenze concettuali.
Nella prefazione si legge che “le scienze mature più che descrittive sono esplicative… Pertanto sulla psicologia incombe la necessità di elaborare teorie esplicative del genere che le scienze mature già posseggono: teorie che consentono di collegare gli aspetti fenomenici, descrivibili in base all'osservazione, alla rete di processi più profondi e astratti che è in grado di produrre quegli aspetti” (p. 11, citato da Weimer, ). Inoltre “si è reso sempre più evidente, in numerosi anni di ricerca e di pratica clinica, come un modello esplicativo della psicopatologia sia un requisito essenziale per poter elaborare una strategia di intervento psicoterapeutico che abbia pretese di attendibilità scientifica. D'altra parte, la psicologia clinica ha finora considerato i quadri psicopatologici essenzialmente all'interno di una prospettiva descrittiva” (p. 9). Qui inspiegabilmente si restringe l'accezione “psicologia clinica” agli approcci descrittivi, mentre essa comprende diversi approcci, compreso quello cosiddetto psicodinamico o psicoanalitico che adotta