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In un saggio del 1961, poi raccolto negli Scritti sulla schizofrenia, Searles affermava: «La tecnica della schizofrenia è meglio definibile nel senso di una sequenza evolutiva di coinvolgimenti emotivi specifici molto profondi … in cui tanto il terapeuta quanto il paziente si trovano impegnati in tutto l'arco della terapia». Nel testo Il paziente borderline, che raccoglie 12 articoli scritti dal 1968 al 1985, l'autore conferma che la disponibilità del terapeuta ai vari sentimenti e fantasie nella relazione con il paziente borderline è fondamentale per la possibilità di integrazione nel paziente delle sue «analoghe esperienze». «… Il paziente borderline nel corso del trattamento ha bisogno di sviluppare (e, se il trattamento procede bene svilupperà) una psicosi borderline di traslazione … È anche possibile che nel futuro si possano condurre con sempre maggior successo terapie analitiche con pazienti borderline e schizofrenici, ma questo dipenderà dalla nostra capacità di accettare che allo stesso modo il terapeuta svilupperà come parte fondamentale della terapia (naturalmente a livello limitato) … un'area di psicosi borderline di controtraslazione o anche una vera psicosi di controtraslazione …» «… Supervalutare onestamente e senza vergognarci i sentimenti che presumibilmente sperimenteremo nel trattamento di questi pazienti» è secondo Searles presupposto