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Una profonda conoscenza dell'opera di Freud, rivisitata anche nell'originale tedesco, e dell'odierno dibattito sul suo statuto teorico sta alla base di quest'illuminante volume di A. Rossati - ricercatore in Psicologia presso l'Università di Torino -, che ruota attorno all'assunto seguente: «se è vero che Freud usa il termine “Sé” poche volte, è vero anche però che il concetto corrispondente è ben presente nel corpus teorico freudiano» (p. 15). In particolare, da Introduzione al narcisismo del 1914 in poi «l'Io-oggetto presenta tutte le caratteristiche che la psicoanalisi contemporanea attribuisce al Sé» (p. 152). Ed è qui che l'autore, sulla scorta di un'attenta ricognizione dell'opera di F. Brentano e della sua influenza su Freud - tramite il ricorso al carteggio con E. Silberstein -, e sulla base del testo tedesco, propone di distinguere tra «Sé reale» e «Sé intenzionale», quest'ultimo da intendersi «come universo di immagini e “oggetti interni” nel senso kleiniano del termine» . Una tale distinzione risulta cruciale per il chiarimento dei problemi posti dal concetto di «identificazione», così come Freud lo tratta in Lutto e melanconia e Psicologia delle masse e analisi dell'Io: l'introiezione di un oggetto rimanda necessariamente al «Sé intenzionale» come sopra definito. Se quanto precede è il succo del capitolo centrale di questo volume (il quarto), è nel quinto che Rossati tira le fila del suo discorso: l'opera di Freud contiene due teorie della personalità, l'una biologico-meccanicistica costruita sul concetto di «carattere», e l'altra psicologica e relazionale centrata sul concetto del «Sé». (M.C.)