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L'autore, basandosi sull'esperienza nella psicoterapia di più di 100 schizofrenici, sottolinea per le psicosi la superiorità della terapia psicoanalitica rispetto ad altre terapie. In particolare discute tre aspetti: 1) il concetto di narcisismo, che ritiene ambiguo fin dai tempi di Freud e che riformula in termini nuovi; 2) la distinzione tra Sé privato e Sé pubblico, costrutti mutuati dalla psicologia sociale, che ritiene più utili dei concetti di vero Sé e falso Sé per sintomatologie psicotiche quali la frequente «coazione a dimostrare la propria immagine all'esterno», la quale è dovuta a una debolezza del Sé privato che ha bisogno di ritrovare un suo spazio; 3) la attivazione dei sentimenti, che permette (contrariamente alle terapie corporee, comportamentali, o cognitive) al corpo rigido o senza vita degli schizofrenici di diventare «corpo capace di sentire». Tale lento risvegliarsi dei sentimenti viene ristabilito o stabilito ex novo. Infine sottolinea l'esigenza di ricerca per convalidare queste ipotesi.