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L'autrice esamina la natura del contrasto teorico tra due cliniche, quella lacaniana e quella inglese della relazione oggettuale. Il tentativo è quello di soffermarsi in quello spazio vuoto che separa il pathos (come patire della carne, passione, patologia) dal mondo delle soluzioni logico-concettuali. Se il kleiniano rischia di «vivere in soffitta» nella polvere di miti e godimenti arcaici, non potrebbe correre un rischio anche il lacaniano, nella tentazione di riporre subito la passione nella soffitta topologica di una relazione immaginaria col mondo? Non si rischia così un «non volerne saper niente» delle passioni, lì dove l'analista della relazione oggettuale ne vuol sapere anche troppo? È attraverso l'esame di alcuni momenti cruciali di un caso clinico che l'autrice esamina il passaggio da un pathos estetico (la nostalgia per il corpo materno di alcuni neoldeiniani quali Meltzer e Bion) all'Ethos tragico dell'assenza nel desiderio in Lacan.