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Il primo Congresso europeo di storia della psichiatria che si è tenuto dal 24 al 26 ottobre dello scorso anno a s'Hertogenbosh (una cittadina nel sud dell'Olanda che ha ospitato uno dei più antichi asili di questa parte dell'Europa, fondato nel ) e dei cui Atti si auspica la rapida pubblicazione, ha mostrato la necessità di connettere il lavoro silenzioso e puntiglioso delle analisi storiografiche con le irrisolte tensioni ed inquietudini che attraversano il campo della salute mentale. È bastato infatti che nella prima giornata si facesse da parte dei partecipanti un rapido esame dello state of art della ricerca storica nei vari paesi perché fosse richiamata con forza la particolarità del caso italiano degli anni '60 e '70; ed a coloro che vedevano nella riforma psichiatrica del '78 e nei protagonisti del movimento di lotta antiistituzionale unicamente il tratto dominante di un'ideologia, è stato opportunamente fatto osservare da Patrizia Guarnieri che fu a partire da una consapevolezza epistemologica e da un'attenzione all'evoluzione storica della psichiatria nelle società occidentali che gli attori della riforma assunsero i propri materiali di riflessione, e che mai questa sensibilità ha abbandonato negli anni successivi psichiatri ed operatori: chi non aveva in quegli anni la Storia della follia nell'età classica di Foucault o il Il borghese ed il folle di Dörner fra i suoi libri? Anzi, e certo con una caratterizzazione che fu soprattutto italiana, contributi ed analisi storiche sono venuti spesso da outsider, da coloro cioè che lavoravano in ospedali o servizi psichiatrici: confrontati dunque necessariamente non solo con la ricchezza di documenti sepolti spesso negli archivi e nelle biblioteche asilari, ma anche con le contraddizioni e la drammaticità relative alle condizioni di vita di soggetti reali.
Il congresso ha dedicato la seconda giornata alle comunicazioni e alla discussione in sessioni (20 tra mattino e pomeriggio). Fra i nomi dei partecipanti, quello