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Di C. Bollas, analista inglese dal 1978 consulente dell'Istituto di neuropsichiatria infantile di Roma ed attualmente director of education del prestigioso Austen Riggs Center - la clinica presso la quale hanno lavorato Rapaport ed Erikson, nonché docente di letteratura inglese all'Università del Massachussets, già conoscevamo l'affascinante articolo «L'oggetto trasformativo», il primo capitolo di questo libro, tradotto nel 1980 su Neuropsichiatria infantile. I 15 capitoli in cui le 4 parti del libro si dividono «prendono tutti in esame il modo in cui il soggetto umano registra le sue esperienze iniziali dell'oggetto - scrive l'autore nell'introduzione -. Questa è l'ombra dell'oggetto che ricade sull'Io lasciando tracce della sua esistenza nell'adulto … Anche se sappiamo qualcosa del carattere dell'oggetto che ci influenza, possiamo ancora non averlo pensato … Una ricerca su questa caratteristica della psicoanalisi, del rivivere col linguaggio ciò che è conosciuto ma non ancora pensato (che io definisco il conosciuto non pensato), è l'argomento di questo libro». In linea con la independent tradition inglese - per cui si rimanda all'antologia curata nel 1986 da G. Kohon - al centro dell'indagine di Bollas, proseguita nel 1989 con Forces of destiny: psychoanalysis and human idiom, sta il versante del controtransfert, che l'autore coglie ad esempio nei confronti della paziente isterica (cap. 11) oppure a livello del darne, direttamente oppure indirettamente, comunicazione al paziente stesso (cap. 12). Particolarmente stimolanti, i concetti di «malattia normotica» (cap. 8), e di «introiezione estrattiva» (cap. 9), che hanno il merito, definendole con precisione, di dare voce ad esperienze comuni a tutti noi, sia dentro che fuori la stanza di consultazione. (M.C.)