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Qualsiasi modello «totale» (della mente, del disturbo e della tecnica) semplifica la complessità epistemologica e clinica del lavoro con gli psicotici cronici. La metafora winnicottiana del gioco sottovaluta l'impatto di realtà della riabilitazione. La token economy e la psicoeducazione sottovalutano, rispettivamente, la complessità delle motivazioni umane e delle transazioni familiari. Le terapie familiari relazionali ignorano i problemi della disabilità cronica e le terapie di gruppo ignorano la «storia» esterna al gruppo. Al di là dei modelli, gli autori identificano tre punti di intersezione fra pratiche psicoterapeutiche e riabilitative e propongono altrettanti livelli d'integrazione pragmatica: 1) l'empatia, che secondo Kohut è alla base della riabilitazione funzionale delle abilità e delle strutture compensative del Sé, è un'attitudine fondamentale anche nella riabilitazione psicosociale di Spivak, come vero fattore di (ri-)motivazione per il paziente; 2) il coinvolgimento sistematico della famiglia è alla base sia dell'approccio riabilitativo di Ciompi che del nostro approccio relazionale-psicosociale; 3) il contesto tollerante delle attività di gruppo va al di là dell'«holding» e permette sia lo sviluppo di specifiche competenze sociali sia la verifica interpersonale delle compensazioni. Tale «strategia integrata» terapeutico-riabilitativa, da noi attuata con 22 pazienti schizofrenici cronici, ha avuto successo in 19 casi (86%, follow-up a due anni).