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Un editore poco conosciuto pubblica un libro di psicosomatica psicoanalitica di un autore poco conosciuto al pubblico italiano — impresa coraggiosa di questi tempi in cui dilaga la diffusione del modello biomedico nella metodologia ed epistemologia psicosomatica. Sami-Ali, autore di Pensare il somatico, è originario dall'Egitto, arriva a Parigi negli anni '50 e lavora con Ziwar, Marty e Fain. Oggi è membro della Societé Psychoanalytique de Paris, dirige l'Unité de Recherche en Psychosomatique, un centro di ricerca e specializzazione post-laurea presso l'Università di Parigi VII ed il Centre d'Etude et de Formation en Psychosomatique. I suoi principali lavori monografici precedentemente pubblicati sono: De la projection , Le haschisch en Egypte , L'espace imaginarire , Corps réel - corps imaginaire e Le visuel e le tactil ), nessuno dei quali tradotto in italiano.
Uno dei concetti centrali nella teorizzazione di Sami-Ali è quello del corpo immaginario, contrapposto al corpo reale (materiale, fisiologico e simbolicamente neutro, oggetto delle scienze biomediche). Il corpo immaginario viene prodotto dalla prima relazione madre-bambino; «non esistono un organico puro e uno psichico puro; l'organico e lo psichico sono in primo luogo relazionali. Pensare il somatico e pensare lo psichico significa pensare la relazione, il modo di dare linguaggio alle emozioni del bambino da parte della madre» (p. XXVII). Il concetto di corpo immaginario ha avuto una notevole importanza per lo sviluppo di tecniche come il rilassamento analitico di Sapir; peraltro, al centro diretto da Sami-Ali viene sperimentata una duplice terapia di psicoanalisi classica e di rilassamento, facendo entrambe capo ad uno stesso supervisore. Le innumerevoli sfaccettature nelle quali si può esprimere il rapporto fra corpo immaginario e corpo reale sono utilizzate come guida per la costruzione di un complesso modello teorico (che ricorda quello di Bahnson ) all'interno del quale viene attribuita una collocazio