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Vi propongo un piccolo gioco: provate a indovinare chi ha scritto questa frase, datata 1899, sapendo che si tratta di un medico viennese, di origine ebraica, vissuto a cavallo fra l'800 e il '900. Ecco la frase: «I sogni sono desideri senza coraggio, desideri sfrenati che la luce del giorno ricaccia nei meandri della nostra anima, da dove essi osano uscire, strisciando, solo di notte». Chi di voi ha risposto, come il buon senso vorrebbe, Sigmund Freud, è in errore, perché l'autore di questi versi è Arthur Schnitzler. Sulla forte affinità che ha legato le figure di questi due grandi è stato scritto così tanto che non varrebbe la pena di tornare nel merito con queste righe se non fosse per segnalare la ricomparsa nella collana «Oscar saggi» di Mondadori di un testo, già proposto da SE editore nel 1987, che permette di leggere proprio nelle parole dei due protagonisti, Schnitzler e Freud, che cosa giaceva dietro questo filo ideale di intesa e di condivisione di punti di vista. L'abile curatore di questo testo ha raccolto tutti i brani del Diario di Schnitzler, molti dei quali tuttora inediti, relativi alle opinioni dello scrittore austriaco sulla psicoanalisi, una disciplina della quale egli ha potuto testimoniare la nascita e i primi sviluppi. Attento a tutti i fenomeni culturali del suo tempo, Schnitzler, che oltretutto era anche medico, non mancò certo di annotare la presenza di questo movimento, nei confronti del quale si mostrò incuriosito sin dai suoi esordi. La cosa molto interessante, che il testo qui in esame consente di mettere in luce, è la grande ambivalenza che ha sempre caratterizzato l'atteggiamento di Schnitzler rispetto alla psicoanalisi: a una grande attenzione per il fenomeno e a una fondamentale stima per il suo creatore, si contrappongono forti dubbi e profonde perplessità sulla validità degli assiomi di base su cui la materia voleva fondarsi. Ecco alcuni dei punti di vista di Schnitzler di natura non equivocabile: «Con la sovrainterpretazione ad o