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E' un breve resoconto di un'esperienza (50 pagine di testo e 4 di una e completa bibliografia) che l'autore ha condotto per diversi anni e sin dalla sua fondazione, in una comunità terapeutica per bambini psicotici. Si tratta di una comunità organizzata secondo principi psicoanalitici. La descrizione del lavoro della comunità fa emergere con chiarezza come in questo caso la psicoanalisi fosse applicata in maniera rigida e dogmatica, producendo tensioni, difficoltà e confusione fra gli operatori. Questo libro può essere letto come la storia della rivolta contro l'uso della psicoanalisi come sostegno culturale ad una impostazione tecnocratica ed autoritaria; l'autore discute in proposito «dove può nascere e condurre l'ossessione, il furore e la intolleranza terapeutica e come si possa uscire da tutto ciò» (p. 45). La ricerca di un percorso culturale e professionale alternativo, ma che salvaguardasse al contempo «il sapere psicoanalitico», ha portato l'autore ad individuare in ciò che denomina «prospettiva comunitaria» un punto di arrivo, seppure transitorio. L'ultimo capitolo, il quinto di questo piccolo libro, è dedicato alla presentazione di questa prospettiva. (G.R.)