You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Gli autori propongono una lettura psicologica della personalità di Adolf Eichmann, il maggior esperto della «questione ebraica», colui che con grande efficienza rese operativi gli ordini di Hitler e Himmler. Passando in rassegna gli scritti e le notizie riguardanti Eichmann, e attraverso il riesame da un punto di vista psicoanalitico del protocollo Rorschach, raccolto in occasione del processo di Gerusalemme, gli autori mettono in evidenza l'aspetto perverso della personalità di Eichmann, il cui sadismo, proprio grazie alla partecipazione attiva al progetto di sterminio degli ebrei, trovava realizzazione senza che la personalità nel suo complesso venisse sconvolta dalla propria violenza. Gli autori ipotizzano che nel processo e nella condanna Eichmann poté compiere l'estrema attuazione delle sue fantasie sadico-anali e della sua pulsione di morte.
È mia impressione che, di fronte a fatti come quelli di Eichmann, la psicoanalisi non può trincerarsi dietro una posizione obiettivistica, che rischia di far perdere il vero significato delle cose. Sembra piuttosto dovere della psicoanalisi adoperare il caso Eichmann per dare inizio a tutto il discorso sull'alienazione morale, alla quale siamo condotti dalla vita di gruppo, e della quale ci sentiamo noi stessi responsabili in prima persona (Franco Fornari, Psicoanalisi della situazione atomica, 1970, p. 220)