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Secondo Giacomo Leopardi, che al tentativo di comprenderla e di combatterla aveva dedicato molta parte del proprio pensiero, «la noia è il desiderio della felicità lasciato, per così dire, puro». Non è forse casuale che i primi autori ai quali viene spontaneo riandare quando si tratta di ragionare sulla noia, siano, come appunto Leopardi, i poeti, gli scrittori, dunque i rappresentanti del mondo dell'arte, piuttosto che non quelli del mondo della scienza. Il primo merito di Maggini e Dalle Luche è allora proprio quello di aver sottoposto l'affetto della noia a un attento scrutinio scientifico, compiendo un'operazione che solo molto di rado, e di fatto mai in modo sistematico, è o è stata effettuata dagli investigatori del campo psicologico-psichiatrico-psicoanalitico. Nella loro interessante monografia, Maggini e Dalle Luche offrono un primo risultato del loro meticoloso lavoro di raccolta dell'ampia ma assai diversificata bibliografia sull'argomento, presentando una rassegna dei punti di vista relativi alla noia espressi dai tanti che se ne sono, nel tempo, occupati. I due punti che gli autori sembrano maggiormente interessati a far emergere sono i seguenti: in primo luogo, la necessità di operare una chiara separazione fra noia e depressione, due stati d'animo che vengono spesso confusi tra loro, ma che di fatto, seppur talvolta contigui quando non addirittura sovrapposti, hanno dignità differenti e senz'altro distinte; in secondo luogo, la sottolineatura dell'importanza che la noia, come sentimento sia del terapeuta che del paziente, può avere all'interno della situazione di trattamento, un argomento, questo, toccato da alcuni importanti autori del pianeta psicoanalitico, ma mai delineato in modo esauriente.
Il testo viene suddiviso, per ovvi motivi di scansione, in una serie di brevi capitoli: quello iniziale è dedicato a una dotta e piacevole analisi del modo in cui la noia, come serpeggiante sensazione di insofferenza a cui nella letteratura mistica si fa rifer