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Il volume riprende e abbrevia il titolo dello scritto freudiano La questione dell'analisi laica, apparso nel , nell'intento di ribadirne il principio in forma più estesa e attuale. Ambrogio Ballabio, Maria Delia Contri e Giacomo Contri, autori di questo testo, sviluppano infatti quanto Freud ebbe ad affermare riguardo al problema di una regolamentazione della pratica analitica mediante una legge dello Stato, cosicché oggi emerge, più definitivo, il fatto che Freud, assumendo una posizione che già avvertiva come causa di contrapposizioni e dissensi nell'ambito stesso dei freudiani, intendeva dimostrare che la psicoanalisi è un programma sui juris e come tale non è normabile dallo Stato. Il soggetto dell'approccio freudiano, infatti, può pensare la legge - o le leggi incontrate nel proprio universo - solo in quanto abbia elaborato, per sé, una legge della propria convenienza, del proprio beneficio, nella relazione con tali leggi incontrate. È la competenza nell'elaborare una tale legge, in cui consiste l'inconscio, che fa sì che il soggetto sia capace anche nei confronti della legge statuale stessa. L'inverso non vale, in quanto la legge del diritto statuale non può saper pensare il soggetto che la pensa, salvo che negativamente, ossia limitandosi a permetterla. Non può proibirla e non può neppure autorizzarla. Se la autorizzasse, la annullerebbe, e la drammaticità di questa alternativa, oltre ad indicare la natura del problema, fa esistere e definisce la laicità stessa della questione. Ma cosa si intende con laicità? Pensare con la propria testa, sembra la risposta più semplice. Solo che per pensare in tal modo deve esistere il pensiero inconscio liberato, deve aver inizio l'allons enfants dell'inconscio verso una propria autolegittimazione. Può uno Stato autorizzare questo accadimento? Autorizzerebbe una melanconia. Infatti la legge dell'inconscio o la elabora il soggetto, o non c'è nemmeno un soggetto in condizione di elaborarla. Laico è dunque un pensiero che si a