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Espressione della impostazione metodologica e della pluriennale attività del Centro ricerche sulla psichiatria e le scienze umane di Napoli, diretto da Sergio Piro e del quale Di Munzio è autorevole esponente, il testo offre un interessante spaccato delle potenzialità e dei limiti dell'approccio epidemiologico in psichiatria. Articolato in tre sezioni (la ricerca in psichiatria epidemiologica, modelli e metodologia della valutazione, le implicanze epistemologiche), raccoglie relazioni svolte nell'ambito del convegno «Epidemiologia psichiatrica e valutazione dei servizi» (tenutosi a Napoli nel novembre ) e contributi originali (di autori italiani e stranieri) sui problemi metodologici connessi alla valutazione dei servizi, alle applicazioni ed all'uso delle ricerche epidemiologiche, al rapporto tra approccio epidemiologico e metodologia della scienza. Il libro si fonda su di un approccio coerentemente critico, che consente di evidenziare gli indubbi risultati dell'epidemiologia psichiatrica ma anche di mettere in guardia dalla nascita di una nuova ideologia, che tutto comprende e spiega. A questo aspetto è prevalentemente dedicata la terza sezione, dove i contributi di Piro e Marone propongono di sviluppare una epidemiologia psichiatrica «prudente», che sia eminentemente clinica e perciò non si limiti ad osservare il paziente ma sappia anche avvicinarlo ed ascoltarlo. E questo superando la dicotomia, che caratterizza la ricerca e la clinica in psichiatria e sostiene la contrapposizione tra specialismo e sapere pratico, tra - per usare la metafora di Piro - «chiudersi nel pollaio o rischiare di perdersi nel deserto». (L.F.)