You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Un libro serio sul suicidio nell'età evolutiva, argomento sul quale non erano
sino ad oggi disponibili in lingua italiana che pochi contributi settoriali o datati. Orbach è attualmente docente anche presso la Adolescent Suicide Clinic della facoltà di Medicina Albert Einstein della Yeshiva University di New York e sul suicidio svolge un lavoro clinico da oltre quindici anni. Duplice il punto di partenza dello studio: il suicidio infantile esiste ed i tentativi di suicidio non possono essere interpretati come semplici manovre per richiamare l'attenzione dell'ambiente perché i bambini possono sperimentare al pari degli adulti un dolore psichico profondo ed uno stato di angoscia intenso e duraturo. «Una delle tesi centrali di questo libro è che il suicidio infantile è correlato a determinate circostanze di vita piuttosto che a caratteristiche specifiche di personalità». Così scrive l'Autore (pag. 247), anche se lungo il libro egli stesso insiste più volte sull'importanza del fattore individuale per far sbilanciare nel senso di un atto autodistruttivo una situazione critica. Queste situazioni o eventi rischio, siano essi relativi alla personalità del bambino o alle circostanze ambientali e familiari, sono ampiamente descritti e trattati in quattro capitoli del libro, uno dei quali specificamente dedicato all'adolescenza. L'esposizione è frequentemente ed utilmente arricchita dalla presentazione di vere e proprie storie cliniche (come nel caso dell'adolescente Sonia, cap. 8), o di più brevi sequenze di casi clinici o storie di vita. Va segnalato il capitolo 6 che illustra «cosa sanno o sentono» i bambini riguardo la morte, nel quale oltre alla normale evoluzione di questo concetto e degli affetti ad esso correlati che normalmente seguono la crescita, si parla di bambini con malattie terminali e della percezione della morte nei bambini suicidari. Nel suo originale inquadramento concettuale del tema, Orbach vede il suicidio come il risultato di uno squilibrio fra i «quat