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La rubrica affronta argomenti controversi sui quali aprire un dibattito. Due volte per ciascuna annata verrà pubblicato un contributo che introduce il «tema» prescelto nelle sue linee generali. Nel numero successivo verranno pubblicati nella rubrica alcuni interventi sul tema, richiesti dai curatori. Gli eventuali interventi dei lettori saranno pubblicati nella rubrica «Dibattiti».
In questo numero presentiamo un intervento di Tito Perlini, che prende spunto dalla presentazione del «tema» offerta da Melega e Fioritti sul n. 3, , di questa rivista. Nella rubrica «Dibattiti» verrà inoltre presentato un intervento di Paolo Schettino sullo stesso argomento.
Credo sia difficile trovare una disciplina che più della psichiatria dia il senso di un'estrema problematicità, anzi di una forse insuperabile ambiguità. Nella seconda metà dell'Ottocento tutto sembrava facile: sulla spinta dell'allora dominante cultura positivistica, la psichiatria veniva definita una branca della medicina confinante con la neurologia. Una tale definizione ha imperato a lungo fino a diventare un mito, l'aver demolito il quale è da riconoscere come un altissimo titolo di merito a tutte quelle riflessioni che, nel corso del nostro secolo (mi riferisco in primo luogo all'apporto della psicoanalisi e della Daseinsanalyse, ma non solo ad esse, rivestendo a questo proposito un'altissima rilevanza i contributi di studiosi nutriti di cultura filosofica, da Jaspers a Foucault), hanno condotto