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Questa sezione è aperta al contributo dei lettori e gli interventi non sono sottoposti al parere del comitato di lettura, per cui il loro livello qualitativo impegna esclusivamente gli autori.
I dattiloscritti non devono superare le 10.000 battute, corrispondenti a 3 pagine della rivista. Si prega di non ripetere argomentazioni già adoperate da altri autori, sintetizzando i riferimenti indispensabili per la comprensione del testo.
Mi sembra importante cogliere l'invito dei colleghi Melega e Fioritti a considerare la particolare vicenda del caso Osheroff come la testimonianza tangibile di un radicale cambiamento di equilibrio e di rapporti tra la componente psicoterapeutica e quella biologica nella psichiatria nordamericana. Questo caso ripropone in maniera drammatica la questione del confronto tra le scienze dell'uomo e quelle della natura, nel loro rapportarsi al problema della sofferenza psichica, come componenti particolari di un progetto di conoscenza e di cura che lo sviluppo storico e sociale del mondo occidentale sembra aver confinato all'interno di un unico campo disciplinare: la psichiatria. La questione apertasi tra la psicoterapia e la psichiatria biologica negli Stati Uniti sembra aver trovato soluzione all'interno di un contesto giuridico e cioè in rispondenza ad un mandato sociale. La diversità del contesto non rappresenta un limite all'approfondimento della questione Osheroff. Infatti, la contrapposizione verificatasi tra i due modelli