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Se la parola «strategia» annovera, tra i suoi significati meno bellicosi, quello di «abilità nel raggiungere lo scopo voluto, specie in situazioni non facili» (Zingarelli), il libro di Siani, Siciliani e Burti ne contiene non poca, sotto vari aspetti. Innanzitutto perché tratta in modo unitario di concetti — psicoterapia e riabilitazione — e di pratiche che sono in genere separate, quando non contrapposte. In secondo luogo, perché accosta teoria ad osservazioni cliniche ed a storie di pazienti e del loro rapporto con il servizio curante, senza separare le une dalle altre collocando le prime nella sfera del certo e le seconde in quella del possibile. Infine, perché non cade nella trappola autocelebrativa, in quanto non offre modelli né tenta di far leva sui malcelati sentimenti di invidia che albergano nel lettore-operatore quando si confronta con le pratiche altrui. Ma partiamo dalla struttura del libro, che merita una sia pur schematica descrizione. Il titolo, ed il non meno importante sottotitolo, indicano i quattro punti cardinali su cui si articola il libro: psicoterapia, riabilitazione, situazione psicotica e lavoro d'équipe, intesi come percorsi differenti che possono incontrarsi solo nel particolare contesto del servizio psichiatrico territoriale. Nella introduzione e nel primo capitolo viene esplicitata la premessa indispensabile per capire ed usare il testo: «questo libro non parla di teorie, psicoterapeutiche o riabilitative, e neanche di tecniche terapeutiche;… viene in esso raccontato quali sono stati i problemi tecnici affrontati dagli autori e, soprattutto, come essi se li sono posti, come li hanno analizzati ed affrontati, più che come li hanno eventualmente risolti, perché questo è già meno rilevante». Ai quesiti sul «cosa si deve fare», pertanto, gli autori non forniscono risposte, ma presentano una serie di punti di riferimento sul «come si potrebbe fare», a condizione di essere disposti ad assumere una concezione strategica del progetto terapeutic