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Gasca e Gasseau si propongono, per usare una loro espressione, di coniugare lo psicodramma moreniano con l'assetto comprensivo e interpretativo della psicologia analitica junghiana. Il rischio di incorrere in operazioni metodologicamente scorrette è in buona parte evitato ancorando la riflessione teorica ad una ricca esperienza clinica come terapeuti e formatori. I capitoli introduttivi esaminano
dal punto di vista dei partecipanti e dei conduttori le complesse interazioni scaturenti dal gioco psicodrammatico evidenziandone i diversi livelli di espressione e di comprensione. Gli autori mettono a frutto la loro formazione junghiana nell'illustrare come la mitopoiesi analitica consenta di organizzare il materiale inconscio nell'esperienza psicodrammatica e nell'uso dei sogni. Viene condotto un accurato esame dei ruoli assunti dai protagonisti, dei problemi personali loro correlati, delle imago archetipiche attivate, delle funzioni e aspetti della terapia attribuiti al terapeuta o al gruppo. Il rapporto fra i concetti moreniani di doppio e di ruolo e quelli junghiani di ombra e archetipo solleva complessi problemi che troviamo al centro dell'attenzione degli autori. Sono pure analizzate a fondo funzioni e difficoltà dell'osservazione, in particolar modo per quanto riguarda il modello di conduzione di coppia. Penetrante e sottile è la discussione dei significati che assumono nello psicodramma fenomeni quali il transfert, il controtransfert e l'acting out. Il concetto di acting out è stato introdotto da Moreno indipendentemente dalla psicoanalisi, per indicare ciò che rimane al di fuori della drammatizzazione, ivi compresa, eventualmente, la comunicazione verbale stessa. Viene infine illustrata la variante di psicodramma denominata sociodramma, particolarmente idonea all'elaborazione di temi conflittuali centrati su aspetti relazionali sociali, con accenni ad esperienze di lavoro nelle strutture pubbliche con pazienti psicotici. (P.G.B.).