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Nei primi due capitoli questo studio racconta l'origine dell'istituzione manicomiale in Europa con l'occhio al fenomeno dell'internamento di massa (XVII s.) e alla progressiva medicalizzazione della malattia mentale in Francia e Inghilterra. Il terzo capitolo è dedicato all'Italia, e parte dal modello assistenziale medievale (il malato come immagine di Cristo) per fermarsi alla fine dell'Ottocento. Una rapida rassegna dei principali temi di dibattito teorico e clinico, delle vicende di cooptazione della psichiatria da parte del potere politico coi conseguenti provvedimenti legislativi in materia di malattia mentale, della fondazione e funzione delle prime riviste scientifiche con cenni sui primi congressi specialistici, aiutano a collocare storicamente nomi di primo piano, appartenenti all'«archeologia» della psichiatria italiana. Le parti meno note al pubblico sono costituite dai capitoli IV e V, che occupano i due terzi del testo e delineano, sullo sfondo del quadro appena disegnato, la storia delle istituzioni psichiatriche a Genova e in Liguria dal XV al XIII s. Notizie che datano la prima diagnosi ufficiale di ricovero specifica di malattia mentale nel 1593 (mentre in precedenza ci si limitava a internare i folli indifferentemente con gli altri «incurabili», primi fra tutti gli affetti da lue), si intrecciano con le vicende economiche, socio-culturali e politiche genovesi. Né manca attenzione agli aspetti amministrativi e gestionali, nonché a quelli architettonici ed urbanistici che si riflettono negli interventi sanitari e nella storia locale (cfr. in proposito sul n. 2/1985, pp. 28-41 di questa rivista: A. Mancini, P. Strigini, «La salute come utopia e il suo rovescio a Genova tra Medioevo e età industriale»). Un corredo di documenti, note e illustrazioni arricchisce il volume (A.M.).