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I dattiloscritti non devono superare le 10.000 battute, corrispondenti a 3 pagine della rivista. Si prega di non ripetere argomentazioni già adoperate da altri autori, sintetizzando i riferimenti indispensabili per la comprensione del testo.
L'articolo di Melega e Fioritti sul «caso Osheroff» (1) solleva problemi enormi che investono i «fondamenti della psichiatria». In particolare esso affronta, in modo oscuro e fuorviante, il tema della legittimità degli interventi terapeutici, che diventa in definitiva quello della legittimità della psichiatria. La preoccupazione su questo tema è tanto viva nella comunità psichiatrica da indurre taluni, come Shepherd, a temere il pericolo che la psichiatria torni ad essere una branca della neurologia a causa di un suo possibile fallimento nel dimostrarsi una pratica professionale credibile. Gli autori suggeriscono di non fondare tale credibilità su paradigmi scientifici ritenuti in quanto tali estranei alla psichiatria, e di rinunciare a trovare «rassicuranti cosmologie». Si deve cioè approdare ad un ambito etico in quanto la psichiatria si colloca in una dimensione essenzialmente umana e sociale. Usano ripetutamente termini confusi e ambigui come «scienze umane» e «pratica sociale», per definire lo specifico psichiatrico. Non è chiaro, anche perché non esplicito, a quale universo teorico essi facciano riferimento. Se il