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Questa raccolta di scritti è caratterizzata da un filo comune che li percorre, pur nella diversità dei temi affrontati da ciascun autore. L'intento unitario che mi sembra di cogliere sta nel ripercorrere il complesso sviluppo delle concettualizzazioni psicoanalitiche relative alla psicosi, a partire dal caso Schreber, considerato come la pietra miliare da cui hanno preso l'avvio tutte le ulteriori elaborazioni in questo campo. Nell'ambito di questo inquadramento storico ciascun autore segue le vicissitudini che hanno portato alla trasformazione dello strumento analitico dallo «spiegare» (Erklaren), al «comprendere» (Verstehen), giungendo ad un uso dell'«interpretare» (Deuten), che comprenda sia gli atti dell'esperienza sia gli atti della conclusione razionale, sia infine gli atti dell'autentico «comprendere psicologico» (Binswanger citato da Conforto). Questo lungo processo di modificazione del rapporto fra terapeuta e paziente ha comportato l'ingresso nella stanza dell'analisi e quindi nel mondo interiore del terapeuta, al perturbante, all'ignoto, al non conosciuto. Conforto, nel capitolo dedicato al contatto terapeutico con il paziente schizofrenico, scrive: «Ritengo che uno degli aspetti che maggiormente hanno caratterizzato l'evoluzione della psichiatria psicodinamica negli ultimi decenni, da Schreber in poi, sia rappresentato proprio dallo straordinario progresso delle capacità di contatto fra terapeuta e paziente schizofrenico. In altre parole l'angolo prospettico da cui vorrei osservare il cammino percorso con lo schizofrenico è quello della profonda modificazione della condizione mentale del terapeuta».
Sono passate diecine di anni da quando era ritenuto impossibile lo stabilirsi del transfert (e quindi anche del controtransfert) nella relazione col paziente psicotico; durante questo lungo periodo, grazie soprattutto all'introduzione nella teoria psicoanalitica della dimensione relazionale, la primitiva posizione si è rovesciata, con la conseguenza di rendere