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Accolto con favore da J.S. Grotstein (allievo americano di Bion) sul Quarterly (, 1), e criticato da R. Rogers su Psychoanalytic Books (, 4) per la sua scarsa consistenza teorica, laddove ad esempio i contributi di autori come Greenberg e Mitchell oppure Eagle vengono citati ma non utilizzati, il libro della storica californiana J.M. Hughes è stato prontamente tradotto in italiano. Particolarmente istruttivo risulta il capitolo dedicato a W.R.D. Fairbairn , il cui volume Studi psicoanalitici sulla personalità, , pubblicato nel , è da anni ormai fuori circolazione. Chissà se in questo modo si aprirà un varco anche per il validissimo Fairbairn's Journey into the Interior, che J.D. Sutherland gli ha dedicato nel 1989? Si segnala inoltre il fatto che l'autrice ricorre ad articoli (ad es. quello di Guntrip, del , «My Experience of Analysis with Fairbairn and Winnicott»), ed a libri (ad es. Ernest Jones: Freud's Alter Ego di V. Brome, ) importanti e scarsamente noti. Il primo capitolo, «La comunità psicoanalitica britannica», ci offre pure un quadro inedito del clima in cui ebbero luogo le famose Controversial Discussions, recentemente raccolte in volume da R. Steiner. Nel secondo capitolo trova quindi posto l'opera di Freud, con particolare riguardo per l'Edipo e la seconda topica. I tre capitoli centrali, dedicati ai tre analisti inglesi, si segnalano invece per l'enfasi sul loro lavoro clinico (Richard per la Klein, «Piggle» e Le mani del dio vivente, caso della Milner da lui supervisionato, per Winnicot), che l'autrice esplora come punto di partenza delle loro teorie. L'ultimo capitolo coglie infine quelle affinità tra i tre autori (il tema stesso del libro), che essi stessi tendevano (anche a ragione) a minimizzare. (M.C.)