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Alexander Grinstein, supervisore dell'Istituto psicoanalitico del Michigan e professore di psichiatria all'Università di Detroit, propone un lavoro minuzioso che raccoglie e ripercorre tutti i riferimenti di Freud sull'interpretazione dei sogni lungo l'intero arco dell'opera e che tiene conto di altre 350 voci bibliografiche sullo stesso argomento. Il libro non si pone in una prospettiva di analisi storica o epistemologica, ma si presenta come opera di tecnica psicoanalitica, a partenza dai sogni. Mentre gli autori di altri libri sulla tecnica esplicitano, però, uno specifico modello teorico cui fanno riferimento per i loro suggerimenti pratici (p. es. Thomä e Kächele nel cap. 5 del loro recente trattato presentano un concetto di sogno come mezzo di rappresentazione di sé), Grinstein si riferisce apparentemente soltanto al testo freudiano, nonostante la mutevolezza di tale episteme negli anni dal al . Sorprende, perciò, la sicurezza e fermezza con la quale vengono affermate alcune regole rivolte agli analisti e anche ai pazienti (p. es.: i sogni non devono essere raccontati alla moglie ma solo all'analista, p. 59). Il richiamo all'autorità si riflette anche nel titolo accattivante («le regole di Freud».): e se invece di «regole» si parlava delle «indicazioni» o degli «scritti» di Freud…? (U.W.)