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L'importanza sociale del problema «alcolismo» è andata via via aumentando negli ultimi anni in tutte le società occidentali, e tale termine evoca immediatamente quelli contigui di violenza, marginalità, devianza. Se Tobie Nathan arriva a definire l'alcolismo, in quanto «disturbo etnico», uno scacco per la psicoanalisi, non v'è dubbio che siamo in presenza di un vero e proprio cruccio teorico: esso attraversa infatti territori e competenze disciplinari differenti (dalla psichiatria in quanto disturbo grave del comportamento alla medicina per le sue complicazioni organiche alla psicologia, alla psicoterapia e ai gruppi di self-help degli alcolisti anonimi per le possibilità di un trattamento teraputico), senza che si riesca a definire, sempre con la chiarezza necessaria ad un problema così delicato, una forma soddisfacente e coordinata di efficace presa in carico. Giunge così opportuna questa prima ristampa del volume di Furlan e Picci, il quale offre — anche grazie all'analisi di oltre mille lavori sull'argomento — un panorama complessivo e aggiornato, unico in Italia, che permette di situare secondo prospettive e linguaggi diversi la questione dell'alcol e del suo uso o abuso. Utilizzando un linguaggio piano e fornendo per alcuni termini tecnici schede esplicative, gli autori si sono impegnati inoltre ad offrire ad un pubblico non specializzato gli strumenti per dissolvere alcuni luoghi comuni intorno all'alcol e la possibilità di comprendere come la questione dell'alcolismo si configuri all'interno di diversi modelli teorici (il comportamentismo, la psicoanalisi, le teorie sistemiche ecc.), quali approcci siano stati adottati, come esso abbia investito determinati settori sociali o investa oggi progressivamente fasce di età (quelle giovanili) tradizionalmente ritenute estranee al fenomeno. Ma il libro permette anche di collocare «il bere» in una prospettiva culturale: all'interno cioè di particolari tradizioni e contesti (e dunque delle particolari ideologie) che l