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L'autore sottolinea l'utilità di considerare la vecchiaia normale non tanto sotto il profilo del declino ma come fase della vita con compiti evolutivi, possibilità di acquisizioni in ordine allo specifico periodo, di rielaborazione e riorganizzazione di eventi passati, e anche di emergenza di aspetti che nell'adolescenza non si erano potuti esprimere. Pone l'accento anche sulla possibilità di un continuo riaggiustamento narcisistico che tenga conto del mutare delle condizioni fisiche, psichiche e ambientali. Attira per altro l'attenzione sulle difficoltà, anche controtransferali, a rapportarsi con una vecchiaia che esca dai tradizionali ambiti del declino e del deficit.