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Interrogandosi su alcuni aspetti non chiari della concettualizzazione teorica freudiana, l'autore crede di individuare uno dei punti chiave delle difficoltà incontrate da Freud nel discorso riguardante il tema del piacere e del dispiacere. Dalla sua analisi della letteratura freudiana sull'argomento, l'autore conclude infatti che esisterebbero due principi di piacere anziché uno: il primo, «positivo», sarebbe equiparabile a quello descritto da Freud e produrrebbe azione, movimento e auto-espressione; il secondo, «negativo», consisterebbe invece in un evitamento del dolore e produrrebbe inazione, immobilità e autorepressione.