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Il libro di Todarello e Porcelli propone in maniera approfondita ed aggiornata i nodi epistemologici legati alla psicosomatica, in particolare al problema «mente-corpo»; il libro esplora anche alcuni sentieri (più o meno accidentati, più o meno tortuosi) che, all'interno di questo paesaggio teorico e metateorico, erano o potranno essere percorsi dalla psicoanalisi. Nella letteratura specialistica in lingua italiana mancava, finora, una puntualizzazione del genere.
La prima parte del libro riprende, in forma ampliata, le tematiche di un saggio pubblicato su Psicoterapia e Scienze Umane (1) e fornisce una enucleazione precisa del principale paradosso epistemologico: esiste un vasto campo di fenomeni, evidenti ed innegabili a livello clinico, per i quali non è possibile una descrizione corretta ed esaustiva né mediante il linguaggio delle scienze biologiche né mediante quello delle scienze psicologiche. Oltretutto, al momento attuale, non è neanche possibile definire questo campo con precisione tramite criteri positivi; per csempio, ogni volta che un medico chiede aiuto o consulenza ad uno psicoanalista per un problema psicosomatico, ciò avviene, nel peggiore dei casi, sulla base di una definizione per esclusione (esito negativo delle procedure medico-biologiche), nel migliore dei casi sulla base di una specie di contratto segreto, di una delega ampia e mal definita; affermare che «tutto è psicosomatico» non è certamente falso, ma equivale direttamente al «nulla è specificamente psicosomatico». Il problema epistemologico centrale è, secondo gli autori, quello che il rapporto mente-corpo è un oggetto teorico che non può essere definito chiaramente poiché manca uno strumento metodologico di definizione, o, per dirlo in altre parole, manca il linguaggio nel quale sia formulabile il problema. Dice Wittgenstein: «là dove il nostro linguaggio ci fa pensare un corpo, e dove non c'è nessun corpo, là, vorremmo dire c'è una mente». L'origine e l'evoluzione di questa aporia vengon