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Già noto ai lettori di questa rivista per i due contributi «La biografia psicoanalitica sopravvive?» (n. 2, ) e «Personalità “come se” e politica» (n. 1, ), P. Roazen, sapientemente distribuendo le molte ed argute recensioni scritte tra
il e il ha messo insieme, nei quindici capitoli di questo volume, il suo sesto libro. Ma chi è Paul Roazen? Il suo primo libro , Freud: società e politica, esce da noi nel : nella tradizione di Walter Lippmann (Public Opinion, ) e di Harold Lasswell (Psychopathology and Politics, ), un giovane cultore di scienze sociali, dopo aver studiato ad Harvard, a Chicago ed Oxford, ed essere entrato in contatto con analisti del calibro di H. Deutsch ed E. Zetzel, proclamava il carattere liberatorio del ricorso a Freud e alla sua «psicologia politica». È però col libro successivo – tradotto sempre nel , l'esplosivo Fratello animale. La storia dì Freud e di Tausk , centrato sulla presunta responsabilità di Freud nel suicidio del brillante analista slavo autore de La genesi della «macchina influenzatrice» nella schizofrenia, che la vocazione di originale storico della psicoanalisi ha il sopravvento. In effetti, era dal che Roazen aveva cominciato ad incontrare ed intervistare «oltre settanta persone che avevano personalmente conosciuto Freud», compresi «venticinque suoi analizzandi», come leggiamo nella prefazione (p. XVIII) di Freud and His Followers, il libro del 1975 – purtroppo ancora non disponibile in italiano – al quale è legata la sua definitiva affermazione come caposcuola della contemporanea storiografia psicoanalitica. Infatti, a differenza di Jones, di cui nel 1965 aveva potuto sistematicamente setacciare l'archivio, ben diverso è l'interrogativo che Roazen si poneva, e tuttora si pone, e cioè: «Che tipo di persona era Freud in realtà?» (, p. XXII). Laddove, ad esempio, di fronte alle resisténze mostrate dagli insiders del circolo freudiano, poteva affermare: «Però questi discepoli, come ben presto cominciai a capire, non avevan