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Un fantasma si aggira per l'Europa: pareva per sempre esorcizzato all'epoca dell'epica tenzone gallica – tra Foucault e Derrida, sul testo celeberrimo del primo – e invece eccolo reincarnarsi in terra d'Albione. Da alcuni anni Roy Porter, docente di Storia sociale della medicina al Wellcome Institute di Londra ed editor della prestigiosa rivista History of Psychiatry, porta avanti un progetto affascinante, forse troppo affascinante: scrivere una storia della psichiatria «dall'altra parte». Rispetto a che? Alla Ragion medica, ovviamente. Mentre medici e psichiatri continuano a pensare che «la follia è ciò di cui si occupa la psichiatria», gli storici della medicina sanno invece riconoscere, nel campo psy, almeno tre storie possibili: una storia delle malattie mentali, una storia della follia, ed una storia della psichiatria propriamente detta. La storia della psichiatria è il più delle volte concepita come histoire événementielle, e vi si collocano le storie dei grandi uomini e delle grandi idee, delle scoperte e delle invenzioni, dei testi e delle loro recezioni; la storia delle malattie mentali è una «storia di lunga durata», ove non esistono i malati, ma solo le malattie: i suoi problemi sono quelli della persistenza e del mutamento dei quadri patologici, dell'universalità o della particolarità delle forme cliniche, della possibilità di inquadrare nelle nostre nosografie i sintomi descritti dagli antichi. La storia della follia — come dice Porter nell'introduzione al suo libro – si propone invece di «esaminare i pensieri e i sentimenti di alcuni pazzi dei secoli passati … non l'inconscio dei folli, ma il loro conscio … vedere come i folli hanno tentato di spiegare il loro comportamento a se