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È questo il settimo testo di O. Rank , a partire da L'artista , e passando per Il trauma della nascita , che Francesco Marchioro ha il merito di tradurre e/o curare per il lettore italiano. È così che anche noi possiamo partecipare al revival dell'affascinante opera di questo pioniere promosso negli Stati Uniti dal ponderoso volume (XXXIX + 485 pp.) dedicatogli nel 1985 da E.J. Lieberman, sulla scia dei due precedenti studi di J. Taft , e di E. Menaker , e secondo il quale non fu il precario equilibrio psichico a promuoverne il distacco da Freud, come Jones nella sua biografia aveva cercato di fare intendere, quanto piuttosto un problema di individuazione-separazione. Il presente, piccolo, contributo sulla nudità, da Rank esposto al congresso di Weimar del , e poi pubblicato su Imago nel , testimonia della grande originalità di questo trascurato pioniere: un vero maestro della psicoanalisi applicata all'arte e alla letteratura, di cui si occupava insieme ad H. Sachs. Arte e letteratura ci offrono la chiave della duplice fenomenologia a cui il tabù della nudità dà origine: «Le manifestazioni del piacere esibizionistico», e «Le espressioni del piacere di guardare» – le due parti in cui questa piccola opera è divisa. In sintesi nella leggenda e nella poesia troviamo ampie tracce della rimozione cui la sessualità soggiace nel passaggio dall'infanzia all'età adulta. (M.C.)