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Chi conosca Ricordi di Sigmund Freud (ed. originale , tr.it. ), il piccolo volume da Binswanger dedicato, sulla scia del loro scambio epistolare, al suo rapporto col fondatore della psicoanalisi, non può che accogliere con gioia la laboriosa e diligente impresa di G. Fichtner, lo storico di Tubingen (curatore, insieme a I. Meyer-Palmedo, della bibliografia completa degli scritti di Freud, ), cui dobbiamo la recente pubblicazione dell'intero carteggio, di ben 195 pezzi. Sul piano dell'immagine che di Freud, dopo la sua morte, siamo andati ricostruendo, queste lettere «confutano la critica continuamente sollevata che Freud sia stato intollerante e dispotico» (risvolto di copertina). Per quanto riguarda invece Binswanger, che sulla scia dell'impareggiabile lavoro di «traduzione» compiuto da oltre 40 anni a questa parte da D. Cargnello trova in Italia molti estimatori (cfr. la recente pubblicazione di Delirio, a cura di E. Borgna, e de La psichiatria come scienza dell'uomo, a cura di B.M. d'Ippolito), ci troviamo davanti alla possibilità, alla luce della sua originaria identità di psicoanalista e del suo duraturo rapporto con Freud, di rivisitarne tutta l'opera in questa nuova chiave. «Dai lavori che spero di poterLe presto mandare, avrà modo di vedere, che è sempre da Lei che io prendo le mosse — scrive Binswanger a Freud il 21.2.1928 — per questo non se la prenderà a male se io non posso condividere tutti i suoi itinerari di pensiero. Malgrado o forse anche proprio