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, Anatomia dell'amore. Trad. di . Torino: Einaudi, 1992, pp. 296, Lit. 26.000 (ed. or.: The anatomy of loving. New York: Columbia University Press, 1987).
Ogni volta che si tenta di costruire un quadro sintetico degli studi psicoanalitici sull'amore ci si imbatte in due ordini di difficoltà. Il primo, recentemente segnalato da R.J. Sternberg e M. Barnes (1988), consiste nel trovare un linguaggio, una terminologia comune e una integrazione delle varie discipline (sociologiche, socioeconomiche, cognitive, psicometriche, comportamentali, biologiche, evolutive, etiche, antropologiche, filosofico-religiose, storico-letterarie, e persino mass-mediali) che spieghino il significato dei più svariati aspetti dell'amore. Non è casuale che questo tentativo interdisciplinare, anche se non di integrazione, delle teorie sull'amore sembra possibile fra le più distanti materie, ma non con la psicoanalisi che ne resta fuori. Bisogna vedere se ciò è dovuto alla assenza di una metapsicologia dell'amore o se il problema è più vasto e complesso. La seconda difficoltà è trovare, all'interno della metapsicologia, teorie o significati comuni sull'amore. Il punto su cui almeno sono concordi più autori che si occupano anche di clinica è che la psicoanalisi trova resistenze a parlare dell'amore. Due libri che si occupano di questo argomento sono quelli di Gaylin e Person e di Bergmann.
Il primo si presenta come una raccolta di saggi di vari autori i cui riferimenti ruotano attorno al tema della passione, scelto come titolo unificatore di un libro