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Nel trattamento del paziente schizofrenico la formulazione e l'attuazione di ogni progetto richiedono una attenta valutazione delle condizioni in base alle quali è possibile stabilire una alleanza terapeutica. A tale scopo è necessario poter fare leva sui processi cognitivi e affettivi del singolo ammalato, individuandone bisogni, aspettative e potenzialità. È di importanza determinante disporre di un modello eziopatogenetico adeguato entro il quale organizzare i dati raccolti con un'accurata ricostruzione della storia, con l'esame clinico e nello sviluppo del rapporto con il paziente, affinché la diagnosi possa essere formulata in modo utile all'elaborazione di un piano terapeutico. Gli autori propongono un articolato ed aggiornato schema di riferimento entro il quale inserire le molteplici disfunzioni, acute e croniche, riscontrabili nei pazienti, facendo ricorso ad acquisizioni di tipo psicobiologico, psicodinamico, comportamentale, cognitivista. Trovano così spazio, accanto ai fattori biologici operanti a vari livelli, anche le reazioni di adattamento, spesso a loro volta disfunzionali, messe in atto dal paziente come risposta all'esperienza della malattia. Ciò conduce ad una comprensione dinamica ed interattiva della patologia che intende superare limiti e staticità della distinzione fra sintomi positivi e negativi. Il cosiddetto «manuale dell'umiliazione», descrivendo i modi di sentire e di reagire del paziente che subisce le conseguenze deficitarie, individuali e sociali, della malattia, fornisce un contributo all'approccio psicoeducativo mirante a favorire da parte dei familiari un atteggiamento empatico anche di fronte a comportamenti difficilmente comprensibili. (P.G.B.).