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Scopo di questo articolo è quello di presentare e discutere una concezione della spiegazione psicoanalitica così come si configura non solo nella metodologia freudiana ma anche e soprattutto nella prassi terapeutica. Prendendo spunto dai lavori dello psicoanalista D.P. Spence, l'autore affronta successivamente tre aspetti che emergono dall'indagine sulla pratica analitica: l'indeterminatezza che caratterizza la traduzione del resoconto del paziente in forma di teoria, la natura essenzialmente narrativa della prassi analitica e la radicale contestualità del contributo fornito dall'analista, il quale, al di là della propria competenza disciplinare, si affida ad una competenza-in-azione legata allo svolgersi della sua attività nel contesto particolare in cui essa ha luogo. Ne deriva una immagine dell'impresa psicoanalitica non già finalizzata alla ricerca archeologica della verità storica attraverso il recupero del passato, un passato rappresentato dagli eventi casualmente rilevanti della biografia del paziente (a cui il paziente medesimo ritorna e riaccede in virtù del suo atteggiamento di libera associazione) quanto impegnata nel ricostruire l'identità del paziente, concepito quale ricercatore della conoscenza di se stesso in quanto persona di un certo tipo. L'impresa psicoanalitica ha un termine quando il paziente (auto) riconoscerà di essere diventato un'altra persona, la persona di cui la narrazione dell'analista parla.